mercoledì 3 gennaio 2018

WORSELDER, Paradigms lost (2017)


Secondo lavoro per i Worselder (dopo Where we come from del 2011 e l’ep MMXIV del 2014), che con Paradigms lost uniscono il thrash metal con lo stoner e l’hardcore, in un connubio in cui ritroviamo Machine Head, Trivium e Bleeding Through e che qui predilige un approccio sì potente ma anche tecnico e melodico, mostrando una maturità solo accennata nelle prove precedenti. I francesi sfornano un disco dove la ricerca del dettaglio e la cura del suono fanno la differenza e sottolineano la fierezza di brani stimolanti e fantasiosi, strutturati con frangenti che lambiscono il progressive tout court. Tutto il platter è una brillante cavalcata heavy, quasi un’ora di crossover mefistofelico e frizzante, mai banale e con aperture melodiche di ampio respiro che completano un quadro in cui si intrecciano le note dei due chitarristi Yoric Oliveras e Jeremie Delattre e della sezione ritmica formata dal basso di Yannick Fernandez e dalla batteria di Michel Marcq, quartetto che sostiene la verve del bravo vocalist Guillaume Granier, che alterna parti pulite ad altre più dure e in growl. I brani vanno a pescare a piene mani negli anni ’90 di Pantera e Grip Inc. ma non dimenticano la lezione dei Testament e dei Coroner, smussando le influenze con fraseggi stoner quanto mai azzeccati che rendono il disco più equilibrato e fluido, seppure la complessità di Seeds of rebellion, My consuming grief o Land of plenty è innegabile. Paradigm lost è un disco ricco di idee, un contraltare continuo di cambi di tempo, atmosfere, bordate thrash e passaggi epici, palpitante e vibrante. La capacità di articolare al proprio interno strutture differenti e richiamare più generi diviene elemento trainante di un percorso di unioni che forgia un sound compatto e di assoluto valore. (Luigi Cattaneo)
 
Paradigms lost (Video)
 

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