lunedì 26 settembre 2016

ØEN, La porta stretta (2014)


Øen è l’acronimo di Zero Estensioni Neuronali, una band a cavallo tra pop rock, canzone d’autore e lieve psichedelia, che con questo debut propone dieci tracce essenziali ma non per questo scevre di finezze e arrangiamenti curati. Il voler narrare di imperfezioni e paure è uno degli obiettivi alla base del progetto capitanato da oltre dieci anni da Piero Ducros D’Andria, che espone i propri pensieri attraverso un crossover tra generi appetibile e ben calato nel contesto attuale. Il pop inteso come uno spazio in cui muoversi in piena libertà, attraverso pezzi ora più tirati, ora più radiofonici, sempre tenendo discretamente alta la qualità del prodotto. La musica viaggia di pari passo con testi ispirati e intensi (Psiconauta) che potrebbero davvero beneficiare di qualche passaggio in radio, soprattutto per alcuni brani piuttosto interessanti da questo punto di vista (L’amore possibile, Giusto o sbagliato). Gli Øen sanno come confezionare una canzone pop elegante, merito di un songwriting maturo e che guarda al passato filtrandolo con un’attitudine elettronica contemporanea che rende il tutto più alterato e forse anche maggiormente comunicativo. Pur mantenendo una discreta leggerezza di fondo il progetto evita di banalizzarsi, riuscendo a richiamare alla mente qualcosa dei Police più immediati, sempre tenendo ben presente di instillare messaggi testuali non di chiara lettura e che devono essere analizzati (cosa sempre positiva). Un pop a tratti sognante (Lei si innamora sempre) a volte più vicino al rock (Oceani) ma sempre in linea con l’etica Øen, anche quando si veleggia nella canzone di facile consumo (Nell’eventualità). D’Andria è il cesellatore di questo viaggio sfaccettato dove ritrovare i già citati Police ma anche qualche cantautore di casa nostra come Max Gazzè o Daniele Silvestri, il tutto condito da tematiche che ci fanno piombare nell’attualità della nostra vita, sguardo concreto su situazioni reali e di tutti i giorni. Progetto interessante da cui è lecito attendersi sviluppi sonori nel futuro prossimo. (Luigi Cattaneo)

La porta stretta (Video)

sabato 24 settembre 2016

AD MAIORA, Repetita Iuvant (2016)


Dopo l’interessante debut del 2014 tornano i milanesi Ad Maiora, con un disco che rimanda ancora una volta alla grande stagione del progressive rock, confermando e probabilmente migliorando il risultato ottenuto due anni fa. Ottime melodie al servizio di strutture complesse ma mai ermetiche denotano una crescita anche compositiva e di affiatamento globale che si avvertiva meno nella loro prima opera. Repetita Iuvant risulta fresco e dinamico, con momenti strumentali notevoli e capacità di scrittura affinate da due anni di lavoro che hanno portato i milanesi (Enzo Giardina alla batteria, Flavio Carnovali alla chitarra, Moreno Piva al basso, Paolo Callioni alla voce e Sergio Caleca alle tastiere) a pubblicare un disco assolutamente gradevole e di buon impatto. Si inizia subito molto bene con Molokheya, complice la prova di Carnovali e la voce di Callioni, interprete sicuro e preciso. Vibrante la seguente Life, con un bel gioco ritmico della coppia Piva-Giardina e le escursioni dell’estroso Caleca ai synth, pregevoli intarsi su cui si erge di nuovo Callioni. I Pink Floyd e il rock progressivo come matrice di un sound che si conferma settantiano anche in Fermati, primo brano cantato in italiano e meno tirato dei precedenti. Torba è un ottimo strumentale, con una spruzzata di Gentle Giant e passaggi Yes style, un sinfonismo che vede Caleca protagonista prima di Invisibile, altra song cantata in italiano ma pregna di belle parti strumentali in cui è ancora Caleca l’asso nella manica. La title track si muove sulla stessa falsariga di Torba ma accentua la vena oscura, un alone cupo che aleggia su buona parte della traccia e che mostra un lato interessante dei milanesi. Più psichedelica Etereo, ancora di buon livello e con la band attenta al minuscolo e significativo dettaglio, mentre il finale è affidato al blues progressivo di Never Mind, che mi ha ricordato qualcosa di Bare wires del grande John Mayall. C’è anche una bonus track, Whaling stories dei Procol Harum che non aggiunge nulla al discorso ma chiude in maniera gradevole un grande ritorno che ha confermato gli Ad Maiora come una delle piccole garanzie del fitto panorama prog italiano. (Luigi Cattaneo)

Repetita Iuvant (Album Promo)

domenica 18 settembre 2016

HYRIS CORP. LTD. Hyris Corp. Ltd. (2016)


Album di debutto per gli Hyris Corp. Ltd, 14 strumentali in bilico tra post rock, psichedelia e prog che vanno a formare una sorta di moderna e variopinta sinfonia, capace di essere modellabile come eventuale soundtrack. Idee ci sono, pathos anche, pur se non sempre tutto gira perfettamente e alcuni momenti paiono più abbozzi e appunti incompleti che pezzi realmente strutturati, con il polistrumentista Bljack Randalls (pseudonimo di Dario Stoppa) impegnato quasi in solitaria nella registrazione e coadiuvato dal solo Matteo Anelli alla batteria. Si percepisce comunque una discreta tensione emotiva nel lavoro del veneto, una sorta di lieve malinconia che aleggia sui pezzi, che pur avendo una matrice progressive vengono lavorati dal mastermind per sottrazione, aspetto che ha reso le tracce maggiormente accostabili alla forma canzone ma nel contempo ne ha forse limitato il potenziale. Randalls ha riferimenti musicali che ha cercato di interiorizzare e rendere propri, un melting pot che ha generato visioni filmiche che non precludono all’autore qualche incursione nel metal e nel prog tout court. In alcuni frangenti manca un po’ di fluidità e il racconto perde qualcosa, andando a sfaldare leggermente il climax creatosi, pur senza inficiare del tutto una prova che ritengo comunque piacevole e che deve essere un punto di partenza da cui muoversi per creare qualcosa di più solido e completo. (Luigi Cattaneo)

She watches the rain (Video)

venerdì 16 settembre 2016

ALCHEMY, Never too late (2016)


Dopo l’ep Rise again del 2013 gli Alchemy non si sono fermati un attimo, riuscendo tra i tanti live svolti ad aprire anche per il mitico tastierista Don Airey e per gli Headless di Goran Edman (vocalist che ha lavorato anche con Yngwie Malmsteen). Dared, secondo ep prodotto, mostrava tra le altre cose proprio la carica dal vivo della band, un hard rock classico diretto e immediato. La meritata firma con Street Symphonies Records ha permesso loro di dare alla luce Never too late, un disco dove lo spirito hard si mescola con l’AOR e con piccole influenze prog, riscontrabili nella sontuosa title track e in alcuni passaggi tastieristici (del bravo Andrea Trabelsi). La spinta heavy è data dalla solida sezione ritmica (Matteo Castelli al basso e Luca Cortesi alla batteria), in bella contrapposizione con riff e soli chitarristici di presa (ad opera di Cristiano Stefana) e una voce (quella di Marcello Spera) calda e sicura. I 9 pezzi (più una piacevole ballata come ghost track) scivolano via alla grande e lasciano la sensazione positiva di voler riascoltare il disco, forte di un pathos comunicativo che si sviluppa soprattutto quando il quintetto si avvicina alla classicità dell’Aor. Caratteristiche che si sposano alla perfezione con l’etichetta che promuove il lavoro e con quanti ancora rimpiangono il sound ottantiano, che qui incontriamo depurato da alcuni clichè e in qualche modo arricchito da arrangiamenti più moderni o perlomeno attuali. Gli Alchemy hanno prodotto un buon disco ma sono sicuro che la loro forza è soprattutto il palco, motivo in più per monitorare la loro pagina facebook e seguirli nelle loro scorribande live (Luigi Cattaneo).

Blessed path (Video)

domenica 11 settembre 2016

DIRAXY, {The Vagrant} (2016)


Primo full lenght per i Diraxy (Dario Freddi alla voce, alla chitarra e alle tastiere, Federica Manenti e Anna Freddi alle voci, Marco Le Grazie alla chitarra, Andrea Arrotta al basso e Paolo Ossoli alla batteria), band che avevamo già segnalato per l’uscita dell’interessante ep The Vagrant: First steps del 2015 e che qui confermano le buone impressioni con questo debutto. Il metal prog di nuova generazione di act come Tesseract o Karnivool ben si sposa con qualche atmosfera wilsoniana, un connubio che sta attraendo tante nuove band e che i Diraxy fanno loro in maniera compiuta, sviluppando una fisionomia che fa della forza d’insieme un punto fermo. La trama concept favorisce certi dettagli strutturali e anche un buon dinamismo, mostrando un gruppo che sta rifinendo con cura il proprio sound ma che ha già fatto un piccolo passo in avanti rispetto all’ep di 1 anno fa. I milanesi hanno costruito, attraverso un complesso di elementi, un racconto credibile e coinvolgente (il tema alla base è l’influenza della casualità nella vita quotidiana) in cui i suoni di diversa estrazione si amalgamano in modo fluido, condensando le esperienze tipiche del metal e del djent con quelle più classiche del progressive. I Diraxy, attraverso tre protagonisti, narrati con altrettante voci e atti (Act I – A twist of fate, Act II – Action and reaction, Act III – Beyond this world) miscelano la giusta dose di potenza con un parallelo gusto melodico, un unione che rende {The Vagrant} un’album da ascoltare con attenzione e che può risultare estremamente gradevole soprattutto tra i più aperti tra gli ascoltatori di prog. (Luigi Cattaneo)

The Vagrant (album trailer)

sabato 10 settembre 2016

EL TUBO ELASTICO, El Tubo Elastico (2015)


Gli El Tubo Elastico, appena passati dall’Italia dove si sono esibiti nel prestigioso 2Days Prog + 1 di Veruno, sono un quartetto andaluso strumentale che unisce post rock, psych e progressive. La loro è una musica ardita, con soluzioni sì complicate ma tendenzialmente memorizzabili, complice una certa cura per forme melodiche efficaci e intriganti. Alfonso Romero (basso e synth), Carlos Cabrera (batteria), Daniel Gonzales (chitarra e synth) e Vizen Rivas (chitarra e synth) sfoderano una prestazione muscolare condita dai consueti cambi di tempo in cui si palesa un background piuttosto variegato e una certa volontà di riuscire nell’intento di far coesistere le diverse anime che colorano il loro sound. 7 brani discretamente strutturati che vedono l’iniziale Pandora ideale porta d’ingresso in un mondo costellato di eclettismo e di sintesi tra tempi dispari e intuizioni melodiche. I quattro si muovono in grande armonia, forti di un sound convincente e con un certo live appeal e ciò emerge anche da Camaleòn, che risulta sì molto strutturata ma senza perdere nulla in freschezza. Le due parti di Ispra mostrano tutte le qualità degli spagnoli, tra morbidi fraseggi, pathos e sfuriate post. Ottime anche le dinamiche di Rojo e la successiva El enjambre, tirata e coinvolgente. La chiusura space di Vampiros y gominolas è il degno finale di un debut interessante, che li ha portati ad aprire la tre giorni verunese. Sia chiaro che non siamo di fronte ad un disco tagliato su misura per gli affezionati del progressive (o almeno non solo), quanto più per chi ama perdersi in vortici sonori fieramente potenti e intrisi anche di math e aspra psichedelia, con qualcosa che può rimandare tanto agli Ozric Tentacles quanto agli Juggernaut, ai L’ira del baccano e ai loro connazionali Glazz. (Luigi Cattaneo)

Pandora (Video)

giovedì 8 settembre 2016

PROGressioni di Settembre

L'immagine può contenere: sMS


Dopo il successo della Festa della Musica 2016, Laveno e-venti di Musica&Arte sul Lago Maggiore, associazione di promozione sociale non profit ha deciso di calare l'asso di briscola proponendo per settembre a Laveno Mombello, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, una rassegna di musica PROG... e non solo.  Più giorni di musica - dal blues al rock fino al progressive - in un appuntamento che si prefigge di diventare ricorrente e sempre più ampio e ricco di novità ogni anno, promuovendo nuove realtà musicali emergenti affiancate da gruppi che hanno fatto la storia del Prog.

La nostra associazione è una onlus e si autofinanzia con piccoli eventi che organizza ad  hoc, con l'aiuto dei soci  ma soprattutto grazie al prezioso contributo di sostenitori e simpatizzanti. Eccoci quindi a chiedere il vostro sostegno per la riuscita di questo impegnativo progetto: abbiamo promosso questa campagna di raccolta fondi perchè, sostenendoci nello sforzo finanziario, i concerti del 23 e 24 settembre possano essere completamente gratuiti e accessibili a tutti.

Potete partecipare come preferite, con Paypal, bonifico o carta di credito, ognuno secondo le proprie possibilità cliccando nel link sottostante.

Amici, dateci il vostro fattivo appoggio perchè questo evento possa diventare una realtà e un appuntamento ricorrente!!!

Quest'anno in particolare, considerato quanto appena accaduto e in linea con le finalità non profit della nostra associazione, abbiamo deciso che una parte dei proventi dello stand gastronomico allestito nelle due serate sarà devoluta e convogliata, tramite la raccolta di Muovi La Musica, direttamente nelle mani del sindaco di uno dei paesi sconvolti dal terribile terremoto.
Le sere dei concerti, per rendere partecipe il pubblico, chiederemo a tutti i partecipanti, se vogliono, di indicarci per quale Comune fra quelli coinvolti.

Vi aspettiamo numerosi!

Lo Staff di Laveno e-venti


domenica 4 settembre 2016

ZHONGYU, Zhongyu (2016)


Dove poteva trovare casa un progetto come questo degli Zhongyu se non su Moonjune Records? D’altronde quando si parla di sperimentazione abbinata al prog, l’etichetta di Leonardo Pavkovic è una garanzia. Nel caso degli Zhongyu il jazz rock e la fusion si tingono di umori orientali, andando a creare un sound affascinante e dai tratti misteriosi. Il factotum dell’ensemble è Jon Davis (Chapman Stick, guzheng e tastiere), accompagnato da Dennis Rea (chitarra), Alicia DeJoie (violino) e James DeJoie (sax, flauto e clarinetto), tre membri dei fenomenali Moraine (di cui abbiamo parlato da queste pagine in passato), oltre che da Randy Doak (batteria) e Daniel Barry (tromba). La parte elettrica incontra elementi della tradizione cinese, in un connubio non sempre perfetto ma sicuramente pieno di idee e che mostra una band che fa della trasversalità un punto fermo. E cos’ si dipanano pezzi estrosi come Sleepwalking the dog e Wanderland Wonderlust, in cui i fiati duettano con le scariche di Rea, oppure Mbbl o la conclusiva All food comes from China, pezzi in cui emerge il forte lavoro d’insieme del gruppo e lo studio della musica cinese svolto da Davis. Meritevoli di menzione anche pezzi come Torture chamber of commerce, forse quello più veemente tra i presenti, la lunga e suggestiva Hydraulic fracas e Tunnel at the end of the light, due episodi tra i più progressivi dell’album. Disco difficile, a tratti anche ostico ma decisamente affine per chi ama le proposte avant della label newyorkese. (Luigi Cattaneo)

Wanderland Wonderlust (Live)

SYNCAGE, Nuovo album in arrivo!



Ci eravamo occupati dell'ep dei Syncage proprio da queste pagine e siamo lieti di comunicare che la band è al lavoro per il primo full lenght della loro carriera e che dovrebbe essere pubblicato verso metà autunno.


Questa prima fatica sarà un concept, con tanto di quartetto d'archi e vedrà anche la presenza di Mike Prosdomici in veste di produttore.


Qui di seguito il link del teaser del nuovo album!


https://www.youtube.com/watch?v=DYdIvSNmAbk





venerdì 2 settembre 2016

QUADRI PROGRESSIVI, AlieNatura

L'artista milanese Lorena Trapani si è cimentata in una rilettura di AlieNatura, artwork che segnava il secondo album dei liguri Il Tempio delle Clessidre
Lorena ha utilizzato una tecnica mista di watercolors e crete (dimensioni 35x25).
Chi volesse visionare o ricevere uno dei tanti dipinti prog di Lorena può inviare una mail a progressivamenteblog@yahoo.it















giovedì 1 settembre 2016

CONCERTI DEL MESE, Settembre 2016

Giovedì 1
·Sezione Frenante a Marghera (VE)
·Napoli Centrale ad Amalfi (NA)

Venerdì 2
·2 Days Prog + 1 a Veruno (NO)
·Le Orme a Vicchio (FI)
·La Batteria a Feltre (BL)

Sabato 3
·2 Days Prog + 1 a Veruno (NO)
·Roccaforte a Isola Sant'Antonio (AL)
·Banaau a Bregnano (CO)
·Napoli Centrale a Montesarchio (BN)
·Le Orme a Ponte nelle Alpi (BL)
·Feat. Esserelà a Brebbia (VA)
·Heretic’s Dream a Roma
·Sonata Islands a S. Lorenzo Banale (TN)
·Sensations Fix a Pontassieve (FI)

Domenica 4
·2 Days Prog + 1 a Veruno (NO)
·The Prog Machine a Cittadella (PD)
·UT New Trolls a Giulianova (TE)
·Le Orme a Ravenna
·“Prog Italian Festival” a Bologna

Martedì 6
·Air a Prato

Mercoledì 7
·Le Orme a Chieri (TO)
·The Winstons a Montepulciano (SI)
·Strepitz ad Ascea (SA)

Giovedì 8
·Gong Festival a Reggio Emilia
·The Winstons a Marone (BS)

Venerdì 9
·VIII Strada a Erba (CO)
·Genesis Day a Erba (CO)
·Eveline’s Dust a Livorno
·Van Wagner a Lugagnano (VR)
·UT New Trolls a Torre di Ruggiero (CZ)
·The Winstons a Torino
·Custom Shop a Marcon (VE)
·Sycamore Age ad Arezzo

Sabato 10
·Marillion a Verona
·Lingalad a Mantova
·Spettri a Firenze
·Eveline’s Dust+4° Vuoto a Zero Branco (TV)
·Hobo a Mantova
·Ossi Duri a Cassinasco d'Asti (AT)
·Kalisantrope a Origgio (VA)

Domenica 11
·ProgDay a Erba (CO)
·Feat. Esserelà a Bologna

Lunedì 12
·Nightwish a Mantova

Mercoledì 14
·The Winstons a Segrate (MI)

Giovedì 15
·Prog TO Rock a Torino
·The Winstons a Parma



 Venerdì 16
·Prog TO Rock a Torino
·The Winstons a Brescia
·La Batteria a Roma
·The Forty Days ad Asciano (PI)

Sabato 17
·Prog TO Rock a Torino
·7 Steps To The Green Door+Not a Good signCasa di Alex a Milano
·Mito New Trolls a Pignataro Magg. (CE)
·Napoli Centrale a Catanzaro
·The Magical Box a Fontevivo (PR)
·Sezione Frenante a Malcontenta (VE)
·Cosa Rara a Cassinasco (AT)

Domenica 18
·7 Steps To The Green Door+Not a Good sign a Pavia
·Le Folli Arie a Bresso (MI)
·Battles a Bari
·Acqua Libera a Barberino Val d'Elsa (FI)
·Arturo Stàlteri a Ghilarza (OR)
·Conqueror a Lamezia Terme (CZ)

Martedì 20
·The Humps a Lugagnano (VR)
·Upsilon Acrux a Torino

Giovedì 22
·Agenda Elettronica a Firenze

Venerdì 23
·Battles a Brescia
·The Winstons a Bologna
·Ad Maiora a Legnano (MI)
·PROGressioni di Settembre a Laveno (VA)
·Van Wagner a Parma
·Oberon a Palermo

Sabato 24
·Alex Carpani a Valli del Pasubio (VI)
·Sintonia Distorta a Lodi
·The Winstons a Spotorno (SV)
·PROGressioni di Settembre a Laveno (VA)
·Tugs a Livorno
·The Coastliners a Fiumicino (Roma)

Domenica 25
·Feat. Esserelà a Bologna

Lunedì 26
·Antimatter a Bologna

Martedì 27
·Armonite a Pavia
·Giorgio Piazza a Castiglione d. Lago (PG)

Mercoledì 28
·Progressivamente Free Festival a Roma
·Marble House a Bologna

Giovedì 29
·Progressivamente Free Festival a Roma

Venerdì 30
·Progressivamente Free Festival a Roma
·Custom Shop a Zero Branco (TV)
·So Does Your Mother a Roma
·Van Wagner a Correggio (RE)
·Tony Pagliuca a Padova

domenica 28 agosto 2016

IVORY, A moment, a place and a reason (2016)


Nati sul finire degli anni ’90, i torinesi Ivory continuano a proporre un hard rock melodico discretamente tecnico ma scevro di sterili esercizi di stile e con un particolare occhio di riguardo per suoni e arrangiamenti ad hoc. La band non disdegna qualche incursione nel progressive, soprattutto in qualche passaggio strumentale, ma cita soprattutto e con spirito grandi gruppi del passato come Deep Purple, Iron Maiden, Mr. Big e Led Zeppelin. Dopo Atlantis fall del 2005 e Time for revenge del 2008 (entrambi ben accolti da pubblico e critica) il nuovo A moment, a place and a reason è un ritorno piacevole e scorrevole, decisamente vintage e adatto per tutti i fan dell’hard classico ma anche per chi si sente più vicino al sound di Vision Divine e White Skull. I membri hanno dalla loro esperienza e professionalità (Roby Bruccoleri alla voce, Salvo Vecchio alla chitarra, Luca Bernazzi al basso e Claudio Rostagno alla batteria) e sono stati capaci di proporre un disco estremamente melodico, fortemente comunicativo e narrativo (basti ascoltare pezzi come Through Gloria’s eyes o Bad news). La forma canzone domina all’interno di un disco più maturo e immediato e anche i due special guest (Vic Mazzoni chitarrista di Projecto, Shadow of Steel e Wonderland scomparso prematuramente a soli 43 anni e Alexandros Muscio, tastierista già con Highlord e Opera IX) si rivelano preziosi nei loro interventi. L’iniziale Bad news è proprio l’opener vibrante che ti aspetti da un disco del genere e fa il paio con la tirata The hawk. I già citati Mr. Big si palesano nella fresca Feeling alive, mentre Who am I? mi ha ricordato i Maiden periodo Paul Di'Anno. Take a ride si va ad imparentare un po’ a sorpresa con il country, prima della breve strumentale A drink at the village e della cover di Come together che vanno a smorzare la tensione e che mi hanno convinto meno. Meglio l’hard di Inner breath, territorio davvero consono ai piemontesi e l’ottima ballata Through Gloria’s eyes che anticipa la blueseggiante Blues for fools e che va a completare un ritorno assolutamente gradevole. (Luigi Cattaneo)

Bad news (Video)

sabato 20 agosto 2016

MED IN ITALI, Si scrive Med in Itali (2016)


Secondo lavoro discografico per i Med in Itali, formazione di Torino che nel 2012 aveva stupito con l’esordio Coltivare piante grasse. Si scrive Med in Itali nasce dopo ben due anni di gestione, periodo che ha portato la band a costruire con il consueto sound acustico un come back variegato e arricchito da una sezione fiati (Nicolò Bottasso alla tromba, al filicorno e anche al violino, Riccardo Sala al sax, Elia Zortea al trombone e Ariel Verosto al flauto e pure alle tastiere) mirabilmente arrangiata dalla brava Carolina Bubbico e da Bottasso stesso. Completano la line up l’estroso Niccolò Maffei (chitarra e voce) e il trio ritmico formato da Matteo Bessone (batteria), Dario Scopesi (basso e contrabbasso) ed Elena Pyera Frezet (percussioni). Si scrive Med in Itali, al di là di qualche calo strutturale, conferma la bontà del progetto e le indubbie doti compositive dell’ensemble, una ricerca che unisce musicalità e tempi dispari, miscelando discretamente jazz, ritmi latini e canzone d’autore. Anche le tematiche sobbalzano da toni scherzosi (la trascinante Cumal’è, perfetta per aprire il disco) a quelli più cinici se non disillusi nei confronti del sistema Italia (Med in Itali), con Maffei vero mattatore da questo punto di vista (con alcune perle come Eroi o Sola, due ballate molto coinvolgenti). Buoni anche gli spunti ironici di Difetto Congenito, la malinconia di Maledetta primavera e la nostalgica La nonna. L’album è scorrevole e piuttosto piacevole, probabilmente più immediato del primo ma comunque curioso e molto curato, una sintesi di influenze che può colpire tranquillamente sia chi ama band duttili e trasversali come Il Magnetofono, gli Avion Travel e i Marta sui Tubi. L’idea di base rimane sempre quella di contaminare e di instillare nella propria musica stili differenti, un percorso iniziato nel 2007 e che prosegue con innato spirito anche nel presente. (Luigi Cattaneo)

Cumal'è (Video)

martedì 16 agosto 2016

CLAUDIO ROCCHI, Viaggio (1970)


A distanza di più di quarant'anni Claudio Rocchi rimane uno dei personaggi più interessanti e curiosi degli anni ’70. Inizia giovanissimo ad appassionarsi di musica e la fervida scena milanese lo aiuta nello sviluppare passioni ed ideali che lo vedranno nel corso degli anni sempre più impegnato e cosciente dei propri mezzi. Ma forse non tutti sanno che la carriera di Rocchi passa attraverso la breve avventura avuta con uno dei gruppi più rappresentativi del periodo, ossia gli Stormy Six con cui ha inciso nel 1969 Le idee di oggi per la musica di domani suonando il basso e scrivendo diversi brani. Ma una band rischiava di soffocare la creatività e la voglia di comunicare del giovanissimo Rocchi, che decide ben presto di abbandonare il gruppo che sta per diventare punto di riferimento della canzone politica e sociale. Da qui nasce il primo disco del cantautore milanese, quel Viaggio dove Rocchi si affida completamente alla sua voce e alla sua chitarra facendosi aiutare da un prestigioso collaboratore, Mauro Pagani al violino e al flauto. È bene dire che non si tratta di progressive anche se ci sono dei momenti, soprattutto dettati dal flauto, che riportano a certe sonorità. È il disco di un autore menestrello che sceglie una via alternativa a quello che proponevano allora i cantautori e lo fa senza darsi barriere di sorta, cercando un linguaggio poco riscontrabile in Italia, che lo avvicina per certi versi alla psichedelia. Che sia una sua personalissima ascesi contemplativa alla vita, alle divinità, all’uomo? O più semplicemente Rocchi cattura l’essenza delle situazioni quotidiane e le frustrazioni che ne possono derivare? Se ci si sofferma con attenzione e si indaga tra le pieghe del rapporto testo-musica di questo esordio ci si accorge come sia un album carico di allucinazioni e di sogni. Quelle di un cantautore diciannovenne che si interroga e prova in maniera personalissima a trovare risposte adeguate a pensieri e turbamenti.

L’apertura affidata a Ouvres è il momento più sperimentale, un introduzione fatta di suoni e rumori che per essere il 1970 fa un certo effetto … Ma il disco va in tutt’altra direzione già dalla successiva La tua prima luna, dominata da un arpeggio di chitarra molto delicato e dal canto di Rocchi che viene spezzato da quello lieve di Roberta Rossi. Brano davvero ideale per comprendere come si muoveva il cantautore ad inizio carriera. In Non è vero si nota soprattutto la presenza di Pagani al violino, che addolcisce ulteriormente un brano che ho sempre trovato un po’ insipido e figlio della giovane età di Rocchi. Meglio con Ogni uomo, decisamente più interessante nel suo incedere percussivo dettato dai bonghi di Rocchi stesso, che viene accompagnato dal flauto di Pagani bravo nel donare intensità al brano e a rivestirlo di una sana dose di emozionalità. Gesù Cristo è un mantra psichedelico semplice ma efficace, affascinante anche nella sua ripetitività, drammatico e capace di ammaliare ancora a distanza di 46 anni per via di quel disagio esistenziale che ritroviamo un po’ in tutto il lavoro. C’è qualcosa di Ian Anderson dei Jethro Tull nel flauto suonato da Pagani in I cavalli, un’altra ballata acustica molto breve a cui fa seguito Acqua, composizione adornata con risvolti teatrali e cupi, soprattutto nella parte recitata da Rocchi che si lancia in un implorazione dolorosa e penetrante. 8.01.1951 ha una struttura più semplice ma riesce a convincerci che la dote migliore di Rocchi è quella di creare quadri di vita che ci conducono in un mondo figlio di visioni e desideri che forse tutti noi almeno una volta abbiamo immaginato. La title track finale è quasi interamente strumentale e vede nuovamente la chitarra acustica intrecciarsi con il suono fatato del flauto, un abbraccio consueto ma vibrante, che mette in luce ulteriormente come il tocco di Pagani sia stato essenziale per tutto il disco, per donare profondità laddove senza la sua presenza sarebbe potuta mancare.       

Rocchi intraprende un Viaggio in cui si avvicina e si allontana dalla forma canzone, guarda ad alcuni cantautori italiani come Bindi ed Endrigo e alla scuola francese che tanto piaceva a fine ’60 ma riesce a districarsi tra un mare di influenze con un approccio differente e fuori dal comune. Davvero un esperienza interiore libera e suggestiva. Minimalista è una delle parole che meglio spiegano il significato della musica proposta, che rimane acustica per tutto il disco, con la chitarra di Rocchi accompagnata quasi esclusivamente dalla verve dell’ottimo Pagani, diviso tra il flauto e il violino. La mancanza di forti elementi percussivi si avverte e con il passare delle tracce alimenta nell’ascoltatore qualche perplessità figlia di una certa staticità e ingenuità che affiora qua e là tra i solchi del disco. Nel complesso si assesta su valori discreti e soprattutto risulta fondamentale nell’analisi da noi proposta, perché proprio partendo da questo primo passo si svilupperà quel sound intriso di folk, psichedelia e rock progressivo che andrà a formare l’ossatura di uno dei maggiori dischi cantautorali degli anni ’70, Volo Magico n. 1. (Luigi Cattaneo)

La tua prima luna (Video)

martedì 9 agosto 2016

MISTEYES, Creeping time (2016)


I Misteyes iniziano il loro percorso nel 2012, quando il singolo Brains in a vat metteva in luce il loro amore per le tipiche sonorità del death e black metal. Dopo pochi anni però il progetto inizia a mutare con l’inserimento di una voce femminile e delle tastiere, mezzi efficaci per definire il sound del demo Lady loneliness, che presentava l’aspetto dualistico e il contrasto tra le rabbiose parti death e gli ampi sprazzi melodici dal sapore gotico. Creeping time si muove proprio partendo da questi presupposti, con la formazione allargata a ben 7 elementi (Edoardo Iacono alla voce, Denise Manzi alla voce, Daniele Poveromo alla chitarra, Riccardo Tremaioni alla chitarra, Gabriele Gilodi al pianoforte e ai synth, Andrea Gammeri al basso e Federico Tremaioni alla batteria) e che ha incorporato anche elementi progressive lungo la strada. Nei Misteyes possiamo così trovare la complessità del black sinfonico, la potenza del death metal e l’alone dark della scena gothic, con un ruolo essenziale svolto da Gilodi, molto bravo nel creare tappeti orchestrali di ampio respiro melodico. Interessante è anche la contrapposizione tra il growl di Iacono e il cantato pulito di Denise, caratteristica fondamentale del sound Misteyes ed elemento su cui i ragazzi paiono molto puntare. Brutalità e raffinatezza vanno di pari passo e si sviluppano attraverso brani mediamente lunghi che mettono in mostra buone doti tecniche e un certo gusto per atmosfere sinistre e oscure. I torinesi sfruttano a dovere arrangiamenti sofisticati e intricati giochi ritmici, elementi che si palesano in ottimi pezzi come la title track e Destroy your past. Lungo il full lenght si percepisce come il gruppo sappia intersecare stati d’animo differenti, sfaccettature che hanno portato alla realizzazione di un debut intelligente e ben strutturato e che vede coinvolti anche una serie di ospiti come Bjorn Strid dei Soilwork (voce in Decapitated Rose), Nicole Ansperger degli Eluveitie (violino nella conclusiva Winter’s judgment), Roberto Pasolini degli Embryo (voce in The demon of fear) e Mattia Casabona degli Aspasia (che presta la sua voce in diversi momenti tra cui la coinvolgente Chaos). Per maggiori informazioni e per acquistare l’album potete visitare la pagina facebook dell’ensemble e il sito della Maple Metal Records (www.maplemetalrecords.com) che distribuisce l’album. (Luigi Cattaneo)

Creeping time (Album trailer)

lunedì 1 agosto 2016

GLARESHIFT, Second Mirror (2015)


Il progetto Glareshift nasce a Roma nel 2011 dalla voglia di sperimentare di Alessandra Bersiani (batteria, percussioni, tastiere, voce e flauto) e Daniele Nuzzo (chitarra, synth e voce) e si completa con Gianluca Chris Quoley al basso. Un trio che non deve far pensare a formazioni come Le Orme o gli Emerson Lake & Palmer però, quanto più a ensemble come The Cure, Bauhaus e Dead Can Dance che si sposano miracolosamente con il progressive rock dei Van Der Graaf Generator e con quello del nuovo millennio targato Steven Wilson e Oceansize. Dopo AgNO3 ora è la volta di Second mirror, un album dove le varie anime del progetto si fondono per creare qualcosa di estremamente interessante e avvincente, un dark prog oscuro e lirico che convince soprattutto nei brani più lunghi, quelli dove la band può includere tutte le anime del loro sound, così ricco e sfaccettato. Da segnalare la presenza di Jerry Cutillo degli Oak al flauto, che con la sua presenza arricchisce le lunghe e intricate Reflection ed Exit, due dei brani migliori del disco, così piene di idee settantiane ma trasportate nell’attualità, inizio e fine di un lavoro a tratti davvero sorprendente e che non dovrebbe passare inosservato (cosa ampiamente sperata dal sottoscritto). In mezzo regna la visionaria Insight, con ampi spiragli strumentali ipnotici e suggestivi, un alone di psichedelia che aumenta ancor di più la dote del gruppo di creare situazioni raffinate ed espressive. Completano il quadro EnTrance e Realeyes, più brevi e vicine alla forma canzone, soprattutto la prima molto prossima al goth metal, ma comunque molto riuscite, con la seconda davvero visionaria e dark oriented. Second mirror è un disco di grande valore che non fa altro che confermare come la scena underground italica (a prescindere dal genere) sia più viva che mai, il problema spesso è supportarla adeguatamente … (Luigi Cattaneo)

Reflection (Video)

CONCERTI DEL MESE, Agosto 2016

Lunedì 1
·The Watch a Numana (AN)
·Estro ad Anzio (Roma)

Martedì 2
·Aldo Tagliapietra a S. Vito Normanni (BR)

Mercoledì 3
·PFM a Lignano Sabbiadoro (UD)
·Vittorio De Scalzi ad Agerola (NA)

Giovedì 4
·UT New Trolls a Bordighera (IM)
·Animals As Leaders a Fontaneto d'Ag.(NO)
·FixForb a Maracalagonis (CA)
·The Prog Machine a Marghera (VE)
·Delirium+Alter Echo a Sori (GE)
·Quarto Vuoto a Jesolo (VE)

Venerdì 5
·Animals As Leaders a Pordenone
·FixForb a Villaputzu (CA)
·Fred Frith a Chamois (AO)

Sabato 6
·Trieste Summer Rock Festival
·PFM a Ovindoli (AQ)
·Napoli Centrale a Sanza (SA)
·Lateral Blast a Moricone (Roma)
·Seldon a Firenze
·FixForb a Villasimius (CA)
·Le Orme a S. Giovanni in Marignano (RN)
·Eldritch a Empoli (FI)
·MITO New Trolls a Rotondella (MT)
·Démodé a Codroipo (UD)

Domenica 7
·Trieste Summer Rock Festival
·Ian Anderson a Cortona (AR)
·Eivind Aarset Quartet a Chamois (AO)
·PFM a Contursi Terme (SA)

Lunedì 8
·Metadrive+Le Orme a Mantova

Martedì 9
·Ian Anderson a Civitanova Marche (MC)
·Vittorio de Scalzi a Francavilla (CH)
·Aldo Tagliapietra a Francavilla (CH)

Mercoledì 10
·Napoli Centrale a S. Leucio Sannio (BN)

Giovedì 11
·Silver Key+Moongarden a Mantova
·Napoli Centrale a Torchiara (SA)
·Le Orme ad Albi (CZ)

Venerdì 12
·Malibran a Ragalna (CT)

Sabato 13
·PFM a Rispescia (GR)
·SVM a Neoneli (OR)
·Le Orme a Sutri (VT)

Domenica 14
·Napoli Centrale a Rivisondoli (AQ)

venerdì 29 luglio 2016

FORKLIFT ELEVATOR, Killer self (2016)


Fresco di pubblicazione, Killer Self segna il come back dei Forklift Elevator, band padovana che aveva debuttato solo 1 anno fa con l’interessante Borderline. Questo nuovo disco somiglia in realtà ad un ep più che ad un full lenght vista la sua breve durata (poco meno di 30 minuti) ma tanto basta per risultare solido e piuttosto ispirato. Se la base di partenza fu un New Metal a stelle e strisce, oggi i Forklift Elevator puntano su passaggi più pesanti e ispirati al trash metal anni ’90 dei Pantera o a quello contemporaneo e alternative degli Hellyeah. Devo dire che tutto funziona in Killer Self, lavoro che si contraddistingue per l’ottimo lavoro della sezione ritmica (martellante la coppia formata da Marco Daga al basso e Andrea Segato alla batteria), per i fraseggi tra le due chitarre (Uros Obradovic e Mirco Maniero) e per la convincente prova vocale di Stefano Segato. Dopo una breve intro si parte in quarta con Bagger 288, una vera mazzata con tutti i cromosomi del genere. Anche The 8th sin non scherza affatto in quanto a dinamismo e potenza, così come interessante è la contrapposizione tra parti melodiche ed estreme della seguente Deception. Si continua a muovere nel thrash classico Black hole, mentre non dispiace l’andatura doomy di I executor, un aspetto che potrebbe anche essere maggiormente valutato in futuro. Chiusura affidata ad Hidden side, che conferma la bontà del progetto che può sicuramente entusiasmare i fan di Pantera, Extrema e Annihilator. (Luigi Cattaneo)

Bagger 288 (Live @ Wings of Bea Metalfest)

giovedì 28 luglio 2016

LE FOLLI ARIE, Le Folli Arie (2014)


Chi segue progressivamente da qualche anno sa che la varietà è una delle prerogative del sito. Non solo prog quindi ma anche tutto ciò che ci gira intorno o lo lambisce appena un po’. E a volte neanche quello, guidati come siamo dalla semplice e ancora pura curiosità di raccontare. Nel caso dei Le Folli Arie ci troviamo dinnanzi ad una band molto cantautorale (Simone Corazzari è quasi unico autore di musica e testi), con qualche struttura che rimanda all’indie italiano e una cura per gli arrangiamenti avvertibile per tutto l’album. Di progressive poco, qualche accenno qua e là (On da bridge con il solo alla chitarra di Luca Pasqua che si interseca con le percussioni di Edwin Della Torre e Alien’s trip dove c’è invece il sax di Maurizio Signorino, la batteria di Silvio Centamore e il didgeridoo di Lorenzo Pierobon) ma la cosa più rilevante di questo progetto (oltre a Corazzari alla voce e alla chitarra troviamo Massimiliano Masciari al basso, Marco Antonio Cerioli alle tastiere e Francesco Meles alla batteria) è la forza della scrittura, con brani che si muovono dentro la forma canzone battistiana e risultano sempre appetibili ed estremamente gradevoli. Esempio ne sono brani come Il giardino della mia follia o Quello che ho, episodi di rock cantautorale dove il prog della Premiata Forneria Marconi è solo una delle tante fonti d’ispirazione. Una band che fa dell’easy listening un vanto, senza cadere nel banale di certe situazioni pop, quanto più cercando di amalgamare le svariate influenze all’interno di un crossover elegante e soprattutto intelligente. (Luigi Cattaneo)

Il giardino della mia follia (Video)



lunedì 25 luglio 2016

STEFANO PANUNZI, A Rose (2009)


Dopo Timelines del 2005 (di cui abbiamo parlato qualche settimana fa), ci siamo avvicinati ad A Rose (pubblicato nel 2009) con estrema curiosità e con la voglia di scoprire cosa avevano comportato quei 4 anni di distanza tra le pubblicazioni nella musica del tastierista e compositore Stefano Panunzi. Timelines era un piccolo gioiellino e fortunatamente A Rose si muove sulla stessa falsariga qualitativa, con ospiti illustri e idee a non finire. La conferma è immediata. State of mind è l’inizio ideale, con la bella voce di SiRenèe in primo piano e la chitarra di Markus Reuter a tratteggiare passaggi atmosferici. Molto sentita Fades, resa magnificamente da Tim Bowness dei No Man (ma non solo), sempre elegante ed espressivo nella sua interpretazione vocale e dagli abbellimenti flautistici di Theo Travis (Gong, Soft Machine Legacy, The Tangent). Spicca l’interplay funambolico tra il basso del compianto Mick Karn (Japan) e la tromba jazz di Mike Applebaum nell’ottima strumentale On line, Now!, mentre Child of your time è una ballata costruita attorno alla voce calda di Sandra O’Neill. A metà album affiora il cantautorato raffinato in cui è imprescindibile il ruolo di Andrea Chimenti (ex Moda e titolare di una pregevole carriera solista) al canto e che vede la presenza ancora di Karn e la comparsa di Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion tra gli altri) alla chitarra. Ricompare il bravissimo Applebaum ed è di nuovo protagonista di un vibrante e notturno strumentale, Unreality, prefazione a Where is my soul, struggente episodio con Robby Aceto alla voce e Reuter alla War guitar. The bridge ha le stesse inclinazioni emozionali ma viene cantata da Giancarlo Erra dei NoSound, prima di Tonight, resa drammatica da Cristine Hanson al violoncello e Thomas Leer alla voce e della conclusiva traccia strumentale, Lights and shades, in cui il violoncello passa nelle mani di Laura Pierazzuoli. Da qui si erano purtroppo perse le tracce di Panunzi, che un po’ a sorpresa è tornato in pista nel 2015 con il progetto Fjieri (il precedente Endless era del 2009) e il disco Words are all we have. (Luigi Cattaneo)

Fades (Video)

sabato 23 luglio 2016

METADRIVE, Over Reality (2016)


Voglia di esplorare, di creare suoni che hanno radici nel passato ma spirito futurista, volontà di risultare appetibili ma audaci. Queste le intenzioni di Over Reality, esordio dei Metadrive uscito per la Ma.Ra.Cash Records e che vede impegnati Luca Adami (voce e tastiere), Silvio Rondelli (tastiere) e Davide Rondelli (batteria). Vista la strumentazione utilizzata è bene dire che ci troviamo dinnanzi un disco piuttosto elettronico, una sorta di synth pop malinconico e notturno, dai suoni siderali e formato da ceselli strumentali che fungono da collante tra una progressione sintetica e l’altra e ben mettono in luce pulsioni melodiche funzionali al genere proposto. Chiaramente le due tastiere sono alla base del sound Metadrive, figlio di quella darkwave nata negli anni ’80 e di band come U2, Depeche Mode e The Cure che proprio in quel decennio mossero i primi passi discografici (anche se Three imaginary boys del gruppo di Robert Smith è datato 1979). L’album si mantiene su buoni livelli, risulta vivace e curioso per tutta la sua durata e il metal prog dei Moto Armonico (band da cui arriva Adami) è un lontano ricordo e l’aver preso una strada così diversa parrebbe un rischio calcolato vista la bontà del progetto. I due tastieristi si completano e architettano idee, forniscono spunti, riproducono suoni sofisticati e attuali, creano strutture di natura pop ben amalgamate con le tipiche tensioni emotive del post ottantiano. Pulsioni cariche di pathos ed emozionalità, elementi che abbracciano le stimolanti visioni di Cold resurrection e Digital captivity, le seducenti Metadrive e Mankind theme e gli splendidi intarsi di Lullaby of memories. Il primo passo è convincente e soprattutto può interessare una fascia di ascoltatori abbastanza ampia, aspetto non trascurabile per una band all’esordio. (Luigi Cattaneo)

Liar (Video)

mercoledì 20 luglio 2016

MACROSCREAM, Macroscream (2016)



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Secondo lavoro per i Macroscream (Tonino Politano alla chitarra, Giampaolo Saracino al violino, Davide Cirone alle tastiere, Alessandro Patierno al basso, alla chitarra, al piano e al mandolino, Marco Pallotti alla batteria e Luca Marconi alla voce) e primo sotto l’egida dell’AltrOck, per un disco omonimo molto interessante, curato nei piccoli dettagli e impreziosito da alcuni guest come Pierluigi Pensabene ed Edoardo Capparucci ai sax, Fabio Angelo Colajanni al flauto e Francesco Marsigliese alla tromba. I Macroscream sono un gruppo curioso e trasversale, che non ha paura di sporcare le lunghe composizioni di questo come back con elementi che non sono abituali nel rock progressivo ma che esaltano le radici di questa musica crossover per eccellenza. In quest’ottica va letta l’inclusione di strumenti atipici per l’occidente come la tabla, suonata da Sanjay Kansa Banik e le atmosfere che ricordano il groove settantiano di Sly and the Family Stone e quello più contemporaneo di Ben Harper con i suoi Innocent Criminals. Ovviamente non mancano riferimenti ai nomi tutelari del progressive rock, dal Banco del Mutuo Soccorso alla Premiata Forneria Marconi, passando per Caravan e Hatfield and the North, il tutto imbevuto di illuminanti passaggi in odore di jazz rock. Dal primo Sisyphus il balzo in avanti è avvertibile in maniera significativa, segno che il gruppo ha lavorato bene e ha eliminato alcuni difetti come l’assenza di un cantante di ruolo, che qui invece dona maggiore sostanza a brani molto validi. E visti i risultati direi che la strada è quella giusta, perché i romani riescono a costruire episodi strutturati senza diventare eccessivamente prolissi e riuscendo soprattutto a mantenere una certa fluidità di fondo. Le capacità tecniche del sestetto si esaltano perché si sono affinate anche le doti di scrittura, ben espresse in tracce che balzano con enfasi tra incursioni nel prog inglese, space psichedelico, jazz rock e attitudine funky, elemento questo che aumenta il senso di comunicatività e pathos. Macroscream è una piccola sorpresa nell’affollato panorama italiano, un album che può divenire un nuovo punto di partenza per gli ottimi capitolini. (Luigi Cattaneo)

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